PIETRE D'INCIAMPO
 
Barbò Guglielmo conte di Belgioioso
di anni 56
 

 

Nato a Milano l 11 agosto 1888 da Gaetano Barbò di Casalmorano e Francesca Barbiano di Belgiojoso d Este. Militare di carriera: a 17 anni allievo alla Scuola militare di Roma, a 21 anni Sottotenente di Cavalleria a Pinerolo. Si distinse durante la I Guerra Mondiale quando nel novembre 1917 con 40 uomini occupò Udine per 24 ore e catturò 600 soldati austriaci, meritando due medaglie d argento al Valor Militare guadagnandosi la promozione a capitano. Nel 1920 sposa Pia Fracassi Ratti Mentone e dal matrimonio nel 1922 nasce la figlia Francesca. Prosegue la carriera militare: nel 1938 con il grado di Colonnello è al comando di Nizza Cavalleria di stanza a Torino. Nel 1941/42 è in Russia con l’ARMIR, prima al comando del reggimento Savoia Cavalleria, quindi, promosso Generale, al comando del RAC (Raggruppamento truppe a cavallo), dove gli viene conferita una Croce di Ferro di 2ª Classe e successivamente la Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia. Rientrato in Italia, il 1º aprile 1943 gli viene assegnato il comando della Scuola di Applicazione di Cavalleria di Pinerolo. Il 12 settembre 1943, a seguito di trattativa coi tedeschi, risultata poi falsa, la Scuola passa sotto il comando tedesco ed il Gen. Barbò con tutto il personale militare, viene caricato su un treno per l’internamento in Germania, via Brennero. Nella stessa notte del 12 settembre riesce a fuggire dal treno e si unisce alla Resistenza, dove fa capo all’avvocato liberale Luciano Elmo. Arrestato il 31 luglio 1944 viene deportato prima a Bolzano e successivamente a Flossenbürg dove muore il 14 dicembre 1944.

 

Pubblichiamo il presente testo gentilmente concesso dalla contessa professoressa Silvia Rivetti Barbò, nipote del Generale di Cavalleria Gugliemo Barbò di Casalmorano, deceduto nel campo di concentramento di Flossemburg il 14 novembre 1944, in occasione del 80.mo anniversario della sua morte.

 

Dal 2018 mio Nonno è annoverato nel Giardino Virtuale dei Giusti di Milano e nel 2019 è stato onorato con la posa della Pietra di inciampo posta di fronte alla sua abitazione di Via Visconti di Modrone 20 in Milano

Nasce a Milano l 11 agosto del 1888 da Gaetano e Fanny Belgioioso d Este.

È subito indirizzato alla carriera militare, prima frequentando la Scuola militare di Roma nel 1905, quindi nel 1907 l Accademia di Modena. In seguito, dopo aver frequentato nel 1909 la Scuola di Applicazione di Cavalleria di Pinerolo, viene assegnato nel 1911 al Reggimento di Nizza Cavalleria.

 La storia di mio Nonno sarà scandita nelle seguenti parti: Il Militare; l Armistizio dell 8 settembre 1943 che pone termine alla sua carriera; il Partigiano o il Resistente; il Deportato.

Il militare

Nella Prima Guerra Mondiale si distingue subito per quel valoroso soldato che sarà per tutta la vita meritando due Medaglie d Argento al V.M. Una da tenente per i fatti d arme di Monfalcone nel 1916 e l altra da capitano per i fatti d arme di Udine nel 1918 quando è al comando di uno squadrone di Savoia Cavalleria.

 (Nota: la placca in argento da lui donata al Savoia Cavalleria in ricordo della carica di San Martino del 1918, è ora conservata nello studio del comandante del Reggimento a Grosseto).

Nel 1920 parte con la Commissione Interalleata del Plebiscito per il territorio di Allestein (Prussia orientale).

Nel 1920 sposa a Torino Pia Fracassi, mia Nonna, una signorina mezza lombarda, di Milano, e mezza piemontese, più precisamente di Cherasco nelle Langhe. Ritroveremo le Langhe quando percorreremo il periodo della Resistenza. Nel 1922 ha la prima ed unica figlia, mia madre Francesca.

Prosegue la normale carriera di soldato, passando di grado in grado e da caserma in caserma dal Nord Italia fino al Sud a Caltanissetta.

Nel 1926, con il grado di Maggiore, comanda un gruppo di squadroni di Nizza Cavalleria. Nel 1929, Tenete Colonnello, è assegnato al Corpo di Armata di Torino

Nel 1934 è con i Cavalleggeri di Saluzzo; nel 1935 con gli squadroni autonomi di Caltanissetta e nel 1936 è trasferito al Reggimento Lancieri di Vittorio Veneto. Promosso Colonnello nel 1937 è nominato, nel 1938, 50.mo Comandante del Reggimento Nizza Cavalleria che manterrà fino al 1941.

Con l entrata in guerra dell Italia, il Colonnello Barbò nel giugno del 1940 (dal 11 al 25) è assegnato al comando di Nizza a combattere, prima sul fronte occidentale in Francia, e poi su quello orientale in Jugoslavia, precisamente in Croazia.

Mentre del suo invio sul fronte occidentale in Francia c è evidenza nello Stato di Servizio, questo non compare per quello orientale in Jugoslavia.  Che vi sia andato risulta dalle fonti, ma non esplicitamente dallo Stato di Servizio dove c è un blackout di circa 1 anno, daI 31 ottobre 1940, dove lì si trova scritto: - è partito per territorio dichiarato in stato di guerra - senza ulteriori specifiche, fino al primo ottobre 1941. Il motivo, mi è stato detto, è per il caos o la difficoltà nelle registrazioni del periodo. È indubbio che la partecipazione dell Italia alla guerra in Jugoslavia rimane tra le più oscure per il nostro paese e per il nostro esercito. In famiglia si diceva che il Nonno avesse visto e vissuto tali orrori che, ritornato, non riusciva più a parlare. Si era ammutolito.

Da una fonte risulta che sia partito per la Jugoslavia nell aprile del 1941.

 (Nota: Di questo periodo “la memoria orale” parla del suo aiuto nei confronti degli ebrei. Me ne ha parlato Maria Meda, figlia del Generale Caffaratti, collega e amico, alla cui famiglia il Nonno aveva chiesto rifugio presso la Villa che aveva sul Lago d Orta (in quel periodo Caffaratti militava in Africa). Barbò, in quel periodo era ricercato e attivo nella Resistenza, essendo di collegamento con la Val d Ossola, da lì poco distante. Maria Meda mi aveva anche detto che, bambinella, lo chiamava Zio, e che la famiglia lo ospitava a proprio rischio e pericolo (erano anche stati anche messi al muro), essendo Barbò nella lista dei generali ricercati. Testimonianza quindi attendibilissima.

È infatti poco noto, ma veritiero e di encomio per l Italia, il fatto che l esercito italiano abbia avuto direttive in tal senso sia da Palazzo Chigi, che dal Ministero degli Esteri e dagli Alti Gradi dell esercito ed abbia effettivamente esercitato la protezione degli ebrei nei territori occupati. Vedi in Francia e Jugoslavia. (cfr Renzo De Felice: Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo. Einaudi, 1961 e 1972, Pag392 - 402)). In questo frangente è quindi molto probabile che abbia salvato ebrei sia in Francia al sud, nelle Alpi Marittime, che in Iugoslavia, precisamente in Croazia. Dalle fonti risulta che tali operazioni, per prudenza, sono rimaste coperte dall anonimato, motivo per il quale raramente si trovano i nomi dei responsabili).

Una fonte appena rivista recita: - Qui (in Jugoslavia) tra l altro riuscì (d accordo col Gen. Ambrosio) a salvare donne ebree dalla deportazione nazista -

Rientrato in Italia, nel 1941 (8 dicembre), nominato 54.mo Comandante del Reggimento Savoia Cavalleria, viene destinato a far parte dello CSIR (Corpo di Spedizione Italiani in Russia), corpo inviato nel giugno dello stesso anno con un contingente di 60.000 uomini al comando del Generale Giovanni Messe. Lo CSIR si amplierà fino a raggiungere un contingente di 220.000 uomini l anno dopo, sempre al comando del Generale Messe, e trasformatosi in ARMIR (Armata italiana in Russia).

Il Colonnello Barbò, al comando del Reggimento Savoia Cavalleria combatte nel bacino del Don e, nell aprile del 1942 (il 3), viene promosso Generale di brigata dal Generale Messe, che lo pone al Comando del R.A.C. (Raggruppamento Truppe a Cavallo), chiamato anche Raggruppamento Barbò, comprendenti i due Reggimenti montati: il Savoia Cavalleria, i Lancieri di Novara oltre al Reggimento Artiglieria a Cavallo. (Per i critici nei confronti dell uso della Cavalleria, non più di 3000 uomini su un totale di 220.000. Il cavallo si è dimostrato fondamentale nella steppa, in più di una circostanza, potendo continuare a combattere quando i mezzi pesanti quali i carri armati si impantanavano per il maltempo). Distintosi nella campagna sul Don, viene decorato con due medaglie: La Croce di cavaliere dell ordine militare di Savoia (oggi d Italia) conferitagli dall esercito italiano e la Croce di Ferro tedesca conferitagli da parte di quello alleato nazista.

L estate del 1942 è contrassegnata dalla famosa carica di Isbushenskij  (24 agosto) del reggimento Savoia Cavalleria, ora comandato dal Colonnello Bettoni, ritenuta l ultima carica della Cavalleria italiana, che tanto rilievo ha avuto sulla stampa nazionale italiana.

(Nota: È qui opportuno un aneddoto. Si è parlato del Generale Barbò come di un militare tanto affabile e cordiale nei confronti dei propri colleghi quanto duro e intransigente nei confronti dei propri subalterni. L episodio che segue, avvenuto in Russia a sua testimonianza, mi è stato riferito da Giorgio Vitali (Firenze 1922- 2017), suo ufficiale di collegamento con il Reggimento Savoia Cavalleria in Russia. C era la rivista. Si aspettava il Generale. Ma in prima linea un soldato non voleva liberarsi di un porcellino che teneva stretto sotto il braccio. Non si riusciva a farlo desistere. Neppure con lo spauracchio dell inevitabile punizione da parte del Generale. Si pativa la fame. Vitali poi nel racconto si è poi interrotto cominciando a ridere senza riuscire a smettere. Immagino che l episodio si sia felicemente risolto quando un commilitone è riuscito a sfilare l animaletto al soldato, con il tacito consenso che la porchetta sarebbe stata equamente spartita. Lo ritengo un episodio divertente, certamente non esemplificativo della durezza del Generale che certamente deve essere stato esigente, caratteristica di ogni vero superiore. Il fatto poi che alcuni suoi giovani soldati lo abbiano seguito nella campagna partigiana fino al sacrificio della vita in un campo di sterminio, come vedremo, depone proprio il contrario. Che non solo è stato rispettato, ma anche molto, molto amato. Si sa, gli ottimi sono sempre odiati e quindi malfamati quando non propriamente calunniati). 

Il Generale Barbò non partecipa alla tragica ritirata dell inverno del 1943 nella quale oltre 100.000 uomini morirono nel gelo o furono presi prigionieri dai russi.

Rimpatriato, infatti, nel novembre del 1942 viene assegnato al Comando di difesa territoriale di Torino per incarichi speciali e il 1.mo aprile del 1943 diventa Comandante della Scuola di Applicazione di Cavalleria a Pinerolo, scuola di fanteria e di cavalleria, avvicendando il Generale Raffaele Cadorna. (Ricordare che Pinerolo non è un ente combattente, ma solo una Scuola, perciò dotata di pochissime armi e, quindi, non in assetto da combattimento). Segue l 85.mo corso di cavalleria. Risulterà dal seguito della sua vicenda che non ha solo insegnato ai suoi ragazzi a fare manovre e a combattere, ma nel contempo, e lo giudicherete voi dal seguito della sua storia, ad essere soldati “completi”, gente di coraggio, che non teme il sacrificio, ligia al proprio dovere, fedele al giuramento dato al Re, allora simbolo della Patria e disposto a tutto per difenderne la libertà. E qui, dopo pochi mesi, viene sorpreso dall Armistizio del 8 settembre del 1943. 

 Armistizio

L Armistizio getta nel caos l esercito italiano, il quale ne viene a conoscenza solo via radio, alle 18,30 dello stesso giorno, (l armistizio era già stato firmato a Cassibile in Sicilia il 3 settembre, ma non era stato comunicato).

L Esercito rimane senza direttive, tranne quelle già emanate nel mese precedente da Badoglio, nuovo capo di governo, al posto di Mussolini destituito il 25 luglio del 43, che chiedevano di non opporsi al nazisti tranne che per - atti di violenza o contrari all onore militare –

I gerarchi nazisti consapevoli di una prossima pace separata con gli anglo-americani da parte degli alleati italiani che stava trasformando la guerra per loro in una disfatta, avevano già fatto scendere nell inverno e nella primavera varie divisioni dal Brennero (9 o 10) nel Nord Italia; invasione che si era fortemente accentuata dopo la destituzione di Mussolini. 

Il giorno dopo l armistizio, il re, la sua famiglia, Badoglio e lo Stato Maggiore si ritirano a Brindisi, territorio già liberato dagli anglo-statunitensi, abbandonando Roma.

(Nota: Mancando le direttive viene così impedito ai soldati italiani di rispondere prontamente agli attacchi dei nazisti, ora nemici, con la conseguente situazione di sbandamento in cui l esercito è venuto a trovarsi per diverso tempo e la cattura di interi reparti italiani che i nazisti hanno provveduto ad inviare nei campi di prigionia e lavoro in Germania)

Ogni comandante, è perciò lasciato solo e reagisce come sa e come può. Il Generale Barbò che dipendeva dal Generale di Corpo d armata della Piazza di Torino, Adami Rossi, chiede direttive e non ne riceve. Strade, posta e telegrafo sono di colpo interrotte. Impossibile comunicare con Torino. Alla Scuola si presenta il 10 settembre di mattina un Colonnello tedesco, Kunze, che vuole conoscere la situazione della Scuola. Il Colonnello se ne andrà poco soddisfatto dall incontro.  Finalmente da Torino, il pomeriggio arriva la direttiva che ribadisce di accondiscendere alle richieste del tedesco. Il giorno 11 il Colonnello tedesco si ripresenta. Inizia la trattativa che risulta poi essere un falso. Tra le altre è disattesa la convocazione delle ore 19 degli ufficiali, i quali pensavano che sarebbe stato loro chiesto di schierarsi o da parte nazista o da quella del Re, allora simbolo della Patria. Il Generale si sente quindi giocato, ingannato. Sono chiuse le uscite. Viene messo il coprifuoco alle19,30. E la mattina del 12 di settembre la Scuola è circondata dai carri nazisti e sorvolata a bassa quota da bombardieri minacciosi. Inizia la deportazione degli ufficiali, dei soldati e del suo comandante, il Generale Barbò, in treno per Mantova, al campo di smistamento per la Germania. Tutti sono prigionieri. E tutti cercano di fuggire. Chi può e ne ha il coraggio si butta, ma non tutti vi riescono o possono, certamente non tutti quelli della truppa che viene piombata in carri merci (per le note distinzioni dell epoca tra questa e gli ufficiali e sottoufficiali, tale recepita anche dalla Convenzioni di Ginevra del 1929) Agli ufficiali e sott ufficiali, caricati su vetture, sarà più facile evadere. Alla stazione di Pavia, la maggior parte degli uomini vi era riuscita. Anche il Generale dopo aver tentato di organizzare inutilmente una fuga dal treno coi suoi, si butta dopo Cremona insieme al suo attendente alla stazione di Malagnino.

Quelli che finiranno deportati in Germania saranno chiamati  - IMI - ( Internati Militari Italiani), secondo la richiesta delle gerarchie naziste accettata da Mussolini, che così sottraeva i militari alla tutela della convenzione di Ginevra. I militari italiani erano considerati dei traditori – vertraeter - ed a loro, perciò, doveva essere riservato un trattamento speciale, non quello per i prigionieri.

(Nota: I fatti appena delineati sono descritti da Nonna Pia, moglie di Nonno Guglielmo, nel manoscritto che ci ha lasciato di quei drammatici giorni vissuti insieme al marito, scritto nel novembre del 1943 a soli due mesi di distanza dai fatti, e che mi è stato dato da mio fratello nel 2012.Non ne avevo contezza. Dopo averlo fatto leggere a persone competenti (vd. il Gen. Alexitch allora Presidente dell Associazione Nazionale dell Arma della Cavalleria e la Prof. G.Massariello della Fondazione della Memoria della Deportazione), ne ho curata la pubblicazione in occasione del 70.mo dell Armistizio nel 2013. Pubblicazione che mi è stata permessa dal Presidente della sezione della Cavalleria di Milano, Giancarlo Cioffi, un reduce di Savoia Cavalleria della Campagna di Russia e che aveva avuto il Nonno, il Generale Barbò, come suo Generale).

Ma c è anche un altra versione dello svolgimento dei fatti di quei giorni, diversa e grave per tre accuse rivolte al comportamento del Nonno, Generale Barbò, che emerge dalla relazione della - Commissione per l esame del comportamento degli Ufficiali Generali e Colonnelli all atto e dopo l Armistizio”, (vd. Documento del 22 gennaio 1947), Commissione che, comunque, data la partecipazione del Generale all attività clandestina, la cattura con il capo d imputazione di sospetto spionaggio, la deportazione come detenuto politico, e la sua tragica morte in un campo di sterminio lo riabilita, assegnandolo alla 1a categoria.

Tra le accuse due sono confutabili in base a quanto risulta dalla Memoria della moglie. La prima delle quali si riferisce all aver data - integrale e precisa esecuzione all ordine dei comandi superiori di non opporre resistenza ai tedeschi -, dove invece nel Diario si dice che il Generale si è attenuto agli ordini pervenuti dal suo superiore il Generale Adami Rossi del quale si fidava e dal quale dipendeva, di accondiscendere alle richieste del Colonnello tedesco Kunze.

La seconda, circa il fatto che non ha cercato di evitare la cattura dei dipendenti ufficiali della scuola, anzi l ha favorita imponendo il rapporto dove invece risulta che è stato il Colonnello Kunze ad aver chiesto il rapporto per le 19 del giorno 11 di settembre, convocazione disattesa dal tedesco stesso, ed in vista della quale si pensava fosse richiesto agli ufficiali di schierarsi o da parte nazista o da quella dell esercito regio. 

E la terza che recita che durante il trasporto in prigionia il Generale ha abbandonato tutti. (La Relazione con l unica deposizione che porta il nome del suo autore, ossia il Capitano Pecorini, chiosa: la deposizione del Capitano è forse un poco colorita, ma non si ritiene sia possibile approfondire, dato che il Generale Barbò è scomparso). Dove al contrario risulta, sempre dal Diario, che sia stato lo stesso Capitano Pecorini Manzoni ad aver denunciato alla scorta nazista il tentativo del proprio Generale di organizzare la fuga insieme ai suoi ufficiali impedendogliela. Così che da una parte è per colpa del capitano se il Generale non ha potuto evadere insieme ai suoi ufficiali e dall altra lo stesso depone di fronte alla Commissione che il Generale è fuggito abbandonando tutti. Alla ricerca però risulta che il suddetto ha ricevuto più punizioni dal suo superiore (vd. Lo stato di servizio), delle quali si è voluto vigliaccamente vendicare in quella sede, accusandolo con subdole modalità. Delle quali inoltre, negli anni sessanta, chiede ed ottiene il condono- vd. documento-. C è in ogni caso da chiedersi come i componenti di una tale Commissione non abbiano indagato sul testimone prima di ascoltarne la deposizione. Bastava controllare il libretto militare!

Vi è anche un altra narrazione dei fatti avvenuti presso la Scuola di Applicazione di Cavalleria di Pinerolo, la quale invece collima con quanto descritto nella Memoria della moglie, infatti è probabile che il Generale non abbia sempre raccontato tutto alla moglie di quanto accadeva nella Scuola, se non altro per non angosciarla ulteriormente e che troviamo invece nella pubblicazione: - Dalla Resistenza - di Gianfranco Bianchi. Ed. Amministrazione Provinciale di Milano 1969

Nel Diario si scrive:

-        Vicino a noi si trovava ad Airasca un campo di aviazione tedesco. Già da tempo Papà aveva esaminato la possibilità di prenderlo d assalto ma la cosa era impossibile per deficienza di mezzi bellici. Negli ultimi tempi i tedeschi avevano aumentato la forza portandola da mille a tremila uomini aviotrasportati notte tempo, poderosamente armati di armi automatiche, nonché di 16 cannoni. Sul campo sostavano almeno 20 bombardieri 6 motori ed altri numerosi aeroplani minori. Queste ed altre notizie erano state ottenute con difficoltà a mezzo di un servizio informativo organizzato da Papà, malgrado il campo fosse inaccessibile e rigorosamente sorvegliato da sentinelle che vietavano ad estranei ogni osservazione. Egli tenne regolarmente informato il Comando di Torino, da cui dipendeva, sulle notizie ottenute e sull attività sempre più sospetta dei tedeschi del campo di Airasca; ma Torino non rispose neppure alle richieste di ordini e di direttive -.

In - Dalla Resistenza - a pag. 89 si scrive:

-        All armistizio, poiché ad Airasca vi era un ufficiale austriaco di sentimenti antinazisti, il Generale Barbò si accordò con lui per tentare un colpo di mano e impadronirsi delle munizioni. Della cosa informò il Generale Adami Rossi di cui si fidava, avvisandolo che era pronto ad agire. Fu tradito. L ufficiale austriaco venne arrestato e fucilato e contro la Scuola di Pinerolo i tedeschi mandarono le loro forze. Il Generale venne catturato con tutti gli ufficiali e i cavalieri e deportato. Durante il viaggio in treno si gettò dal vagone assieme al suo attendente, riuscì a sfuggire alle ricerche e si rifugiò ad Oropa.(…).

 Da quanto emerge dal confronto tra le due narrazioni, si possono trarre due conclusioni: la prima, che il comportamento del Generale è stato in entrambe specchiato, leale nei confronti del giuramento fatto al Re e al suo esercito e che si è attenuto alle indicazioni dei superiori. La seconda è che secondo quanto riportato su - Dalla Resistenza - la deportazione è dipesa dai fatti di Airasca, non da quanto avvenuto alla Scuola. È probabile però che le due narrazioni si incrocino.

 La Stagione Partigiana o della Resistenza

Continuando il resoconto del Diario della Nonna, sappiamo che, buttatosi giù dal treno a Malagnino, la stazioncina dopo Cremona, insieme al suo attendente, il Generale a piedi o in bicicletta raggiunge il fratello Antonio a Torre Pallavicina, per poi proseguire per Biella dove la moglie Pia aveva raggiunto la figlia e i consuoceri. Mio padre è biellese come tutta la mia famiglia paterna. Sappiamo inoltre che rifiuta di andare in Svizzera e di farsi venire a prendere da un trimotore, opportunamente tinto di grigio, che lo porti nelle linee alleate. Lo troviamo quindi rifugiato ad Oropa, il grande Santuario dell Italia nordoccidentale, dove correva voce che operasse con i ribelli e dove sfugge ad un tentativo di cattura alla fine di settembre.  Il Generale Barbò faceva parte della lista dei Generali continuamente ricercati via radio (testimonianza di Maria Meda che lo ospitava come abbiamo visto). Sappiamo inoltre anche che la moglie gli consiglia di farsi crescere i baffi e riesce a fargli avere un documento falso, oltre a cercare un luogo sicuro dove potersi nascondersi nei pressi del Lago Maggiore.

Sappiamo, sempre dal Diario, di un incontro con Arpesani a Como, il quale era un noto avvocato ed esponente di spicco del partito liberale milanese e punto di incontro di quello che ne diventerà il centro politico, nella sua abitazione di Via Bigli 9. La Memoria della Nonna si conclude qui ai primi di novembre.

Della stagione Partigiana del Generale possiamo conoscerne lo sviluppo da tre fonti:

-        La prima è: - La cronaca del Comitato piemontese di liberazione Nazionale di Paolo Greco –

 Paolo Greco, Rettore dell Università Bocconi, che si dice fosse riuscito a rimanere distante dal Regime, dopo l 8 settembre, entra nella Resistenza piemontese, e diventa Presidente del suo Comitato. La – Cronaca - è ritenuta una importante fonte per la ricostruzione degli eventi della Resistenza piemontese.

-        La seconda è Il diario di Virginia Minoletti: - Via Privata Siracusa -, pubblicato nel 1945 (a un anno dai tragici fatti lì descritti) dove abbiamo la descrizione dell arresto del Generale Barbò presso lo Studio dell Avvocato Luciano Elmo (1907-1998).

-        La terza è una pagina del Generale Guido Boselli: - I generali dell Esercito italiano caduti nella Seconda guerra mondiale -

Come documenti abbiamo inoltre i biglietti fatti pervenire dagli agenti di custodia dei luoghi di detenzione alla moglie. Da San Vittore prima e dal Campo di transito di Gries-Bolzano poi. Il Matricolario delle S.S. di San Vittore (31 luglio 1e 3 e 17 agosto del 1944. E gli elenchi dei deportati tra i quali quello di Flossenbuerg, di Washington e di Pesapane.

Dalla Cronaca sappiamo del collegamento di Paolo Greco col Generale Barbò (nome di battaglia Rag. Viglino) nel dicembre del 1943 (periodo tra il16-31) che si mette a disposizione del Comitato militare ed è impiegato per servizio informazione e riconoscimento situazione nell Ossolano.

(Nota: la Val d Ossola è stata molto importante nella Resistenza. Lì è nata la prima Repubblica, quella della Val d Ossola subito soffocata dai repubblichini nell estate-autunno del 1944)

Dalla stessa Cronaca sappiamo che nel febbraio del 1944 (tra il 16 ed il 28) Barbò e Fracassi si dedicano all organizzazione di Bande autonome nell Ossolano. Maurizio Fracassi era il cognato che aveva messo a disposizione dei partigiani la propria casa di Cherasco (CN) nelle Langhe, in Piemonte, ed era delegato dal Comitato piemontese di liberazione a mantenere i contatti con Mauri e a riordinare le bande tra Cuneo e Brà.

Abbiamo quindi un biglietto fatto pervenire dal Carcere di San Vittore alla moglie datato il 15 di marzo nel quale dice di essere incarcerato da 13 giorni.

Se ne deduce che sia entrato il 2 di marzo. Nel biglietto ci sono importanti informazioni riguardo a Cesare (nome in codice di Augusto Cognasso (1925-1998)) e Angelo Dragoni (1924-1944), due giovanissimi che operano con lui tra i soldati che, come vedremo, erano rimasti in contatto con lui sin da Pinerolo. In una fonte si scrive che il Nonno li riunisse a casa sua.

 Il biglietto di San Vittore mostra che Il Nonno è stato catturato una seconda volta.

Se ne deduce quindi che il Generale Barbò sia uscito dal Carcere di San Vittore. Ma come? In seguito ad uno scambio di prigionieri? Perché è evaso? Sappiamo per certo dalla nostra ricostruzione che quest ultima è la realtà. Dal necrologio pubblicato dalla famiglia per onorarne la memoria, infatti, si legge tra le altre, che: - Fedele al giuramento prestato, fu fatto segno all odio tedesco, catturato, evaso, insidiato ed in ultimo sorpreso a Milano con altri compagni di fede… È noto peraltro che proprio i primi di marzo del 1944 (dal 1 all 8) il nord Italia è stato travolto da un ondata di scioperi che ha bloccato le industrie: l ATAM, i mezzi pubblici, la stampa; i primi dell epoca del regime fascista, scioperi messi in opera non solo per le rivendicazioni sindacali, ma per l opposizione al governo della Repubblica di Salò ed ai nazisti. Il Generale è stato, quindi, con alta probabilità, arrestato quale organizzatore del partito liberale clandestino. Le cronache dell epoca parlano di feroce repressione con centinaia di operai impiegati e organizzatori arrestati per essere deportati nei lager nazisti (vd. gli Streiken Transport, Convogli o Trasporti degli scioperanti) e che poi sia riuscito ad evadere e che quindi abbia potuto ritornare a combattere insieme ai suoi nella Resistenza.

Dalla Cronaca sappiamo infine, della cattura a Milano, nello Studio Elmo, di Barbò e Cognasso e loro deportazione in Germania avvenuta tra il giorno 1 e il 15 di Agosto del 1944. Questa è la terza e ultima cattura della nostra ricostruzione e controprova dell affermazione della pagina di - I Generali dell esercito italiano caduti nella Seconda Guerra Mondiale del Generale Guido Boselli che recita (…):

-        Barbò spentosi nel campo di eliminazione di Flossenbuerg dopo la di lui terza cattura ad opera dei tedeschi (…)

I prigionieri catturati presso la casa-ufficio dell avvocato Elmo saranno di nuovo incarcerati a San Vittore.

E ritorniamo alla Casa Circondariale.

Nel 1993-1994 viene alla luce, tra i documenti conservati a San Vittore, il Matricolario delle S.S.  in copia, in quanto le S.S., alla sconfitta, bruceranno tutta la documentazione in loro possesso. Il Matricolario a noi giunto registra le entrate e le uscite dal giorno 11 di marzo del 1944 al 31 ottobre dello stesso anno, motivo per il quale non abbiamo evidenza della detenzione del Generale del 2 di marzo come si deduce dal biglietto scritto alla moglie il 15 dello stesso mese. Ossia della seconda cattura. La prima essendo quella di Pinerolo, ma abbiamo la registrazione della terza cattura, della quale abbiamo la descrizione nel Diario: Via Privata Siracusa di Virginia Minoletti del 1945, la seconda nostra fonte, nel capitolo intitolato Elmo- dove è dato come nona preda e riscontro di quanto affermato nella Cronaca.

Elmo (1907-1998) era un avvocato di chiara fama e liberale, che dopo l 8 settembre mette la sua abitazione di Viale Regina Margherita 38 a Milano a disposizione, come centro militare della Resistenza del suo partito. (Il centro, ovviamente, era legato al CVL (Comando Volontari della libertà) costola militare del CLNAI (Comitato di liberazione nazionale Alta Italia istituito dopo il CLN) che aveva come Comandante il Gen. Raffaele Cadorna paracadutato allo scopo in Val Cavallina nel bergamasco. Ad Elmo faceva riferimento un cospicuo gruppo di Resistenti che nel tempo confluiscono oltre che dalla Lombardia anche dal Piemonte. Milano era doviziosa.

Il centro politico del Partito liberale invece, era presso lo studio di Giustino Arpesani in Via Bigli 9, sempre a Milano. Il Generale Barbò, monarchico, come tutti i monarchici, era liberale.

In seguito ad una soffiata, le S.S. irrompono nello studio di Elmo rimandovi chiusi per cinque giorni, dal lunedì al sabato, riuscendo a catturare quasi tutto il gruppo. Il Generale Barbò viene preso il 31 luglio, il primo dei cinque giorni, nel pomeriggio entro le quattro. Vi si era recato quale incaricato dei collegamenti coi volontari della Val d Ossola (formazioni Beltrami e poi Di Dio) per il rapporto di fine mese e per gli accordi col Comitato Militare centrale (Filippo Beltrami e Alfredo Di Dio saranno insigniti della Medaglie d Oro al Valor militare).

Il giorno dopo verranno catturati Augusto Cognasso (Cesare) che insieme al Generale tiene i collegamenti con Di Dio e la Val Toce e che arriva con documenti militari importantissimi, insieme ad Angelo Dragoni e a Lauro Vezzani anche questi arrivato con documenti del collegamento militare con la Val d Ossola.

È la fine del mese e tutti arrivano con i resoconti delle loro campagne, per attingere le sovvenzioni necessarie alle loro formazioni, per gli aggiornamenti e i piani. La cattura con 20 arresti avrà conseguenze deleterie per l intero gruppo che verrà distrutto.

Nella casa dell Avvocato Elmo (vd sempre il capitolo Elmo all interno di Via Privata Siracusa della Minoletti) viene anche presa una borsa che vi era stata nascosta con documenti importantissimi. Dal quaderno dei lanci con le loro coordinate, ai nomi delle ditte che rifornivano le bande, ai dossier delle bande, alle informazioni sui bombardamenti dei ponti già fatte e da fare sul Po il Ticino e l Adda, ai 113 timbri a umido e a secco per le falsificazioni, alle migliaia di moduli per le carte di identità e così via, alle copie dei giornali clandestini, agli opuscoli liberali e ad altri documenti molto compromettenti.

Il matricolario delle S.S. a noi giunto in copia incrocia questi fatti. Troviamo le pagine dove sono scritti i componenti del gruppo arrestato ed entrato nel carcere il 31 luglio con Elmo primo della lista contraddistinto dalla graffa Elmo. Gli arrestati continuano ad entrare e sono segnati anche il primo di agosto su di un altra pagina. Tutti sempre indicati come sodali e quindi contraddistinti dalla graffa Elmo. Abbiamo quindi la pagina del 3 di Agosto con l entrata del Generale Barbò, questi però contrassegnato insieme a Angelo Dragoni identificato come studente, un tenete dei carabinieri, Lauro Vezzani identificato di nuovo come studente è iscritto al politecnico di Milano e Edgardo Spreafico, identificato come pittore, dalla graffa Pinerolo, non Elmo.

Il Generale Barbò, quindi, viene arrestato con i suoi soldati della Scuola di Pinerolo ai quali forse se ne erano aggiunti altri di altra provenienza, con i quali aveva mantenuto contatti ed insieme ai quali operava nel periodo resistente. Angelo Dragoni (13marzo 1924) e Lauro Vezzani (1 aprile 1912) moriranno pochi giorni dopo di lui (il primo il 24 dicembre e il secondo il 29 dicembre), mentre il Generale morirà il 14 dello stesso mese) a Flossenbuerg.

Edgardo Spreafico (1925) sarà liberato a Bolzano il 4 maggio 1945. È ancora in vita nel 1996. Mentre Augusto Cognasso, studente in medicina a Torino, deportato a Hersbruck, uno degli 80 sottocampi di Flossenbuerg, e registrato su un altro foglio del Matricolario, ugualmente si salverà. Morirà nel 1998 dopo aver svolto la professione di medico infettivologo.

Nel Matricolario abbiamo anche la pagina con l elenco dei detenuti, (170 in tutto ) tra i quali il Generale insieme ai suoi: Cognasso, Dragoni, Spreafico e Vezzani, che il 17 di agosto saranno portati al Campo di Transito di Gries -Bolzano per la deportazione in Germania. Il 10 agosto dello stesso mese erano stati trucidati 15 partigiani a Piazzale Loreto e le S.S. avevano deciso di evacuare il carcere di tutti gli oppositori politici detenuti nel Sesto Raggio.

 (Nota: Il Generale Barbò, catturato, ha come capo di imputazione quello di sospetto di spionaggio. È deportato quindi per la sua attività di politico non di militare. Il Sesto Raggio è riservato agli oppositori politici.  Lo Stato di servizio recita:  - sottrattosi dopo l 8 settembre alla cattura in territorio metropolitano occupato per ricongiungersi ad un comando italiano - locuzione quest ultima usata in senso lato per indicare la campagna partigiana.

I prigionieri vengono traslati nel lager, detto anche Campo di Transito, di Gries-Bolzano in quanto tutti i prigionieri provenienti dalle carceri italiane, via Brennero, verranno da lì deportati in Germania. Il Generale con i suoi vi sosterranno 15 giorni. Da Bolzano abbiamo l ultimo biglietto del Generale Barbò inviato alla moglie Pia in data 4 settembre 1944 il giorno prima della partenza.

Il matrimonio dei Nonni è stato un matrimonio d amore e l ultimo biglietto alla moglie, un testamento, lo evidenzia. Nello stesso scrive anche di essere con una compagnia simpatica e affiatata. Probabilmente si riferisce ai colleghi Salvi, Murer e Armellini, al colonnello Becone e Rossi, al dott. Agnesi di Recco, a Franchetti. E scrive che Cesare (Augusto Cognasso) è con lui.

Ho saputo da mia Nonna che nell ultimo pacco inviatogli a Bolzano, gli aveva messo in un pane una foto di me, la prima nipote, appena nata.)

Il Generale partirà infatti il 5 di settembre contrassegnato, insieme agli altri deportati dal Triangolo Rosso cucito sulla giubba che identifica i deportati politici, per Flossenbuerg dove arriverà il 7 dello stesso mese.

(Nota: Italo Tibaldi (1927-2010) ex deportato sopravvissuto di Mauthausen ha censito i convogli o Trasporti (trascrizione di Transport: i carri merci: i detenuti erano considerati merce) che da Bolzano partiranno per i vari lager in Germania, registrandone 123. Dei quali, 5, (4 di politici ed 1 di ebrei) destinati a Flossenbuerg).

ll Generale Barbò farà parte del Transport n. 81 composto da 432 deportati.

 Convoglio importante per la presenza di prigionieri, quali: Teresio Olivelli, fazzoletto verde, (Medaglia d oro e beatificato), Odoardo Focherini (anch egli beatificato e Giusto tra le Nazioni allo Yad Washem di Gerusalemme), i Generali Murer, Salvi e Armellini, i colonnelli che abbiamo già ricordato ed il Maggiore Pesapane.

Insieme a lui partiranno i suoi ragazzi Augusto Cognasso (Cesare), Angelo Dragoni e Lauro Vezzani.

 I KL o Konzentrationlager

 I Campi erano suddivisi in Strafenslager -Campi di punizione- e Vernichtungslager - Campi di sterminio-.

Flossenbuerg fa parte dei Campi di sterminio dove erano soprattutto deportati i detenuti politici.

Del Generale Guglielmo Barbò abbiamo come documenti che lo riguardano: una Carta del Detenuto (Haeftlingskarte),  un Autografo che si riferisce alla Schedatura dei detenuti quando arrivavano al lager. Autografo in uso solo a Flossenbuerg (in tutti i KL si era contrassegnati solo da un numero) che dipendeva dal fatto che quel lager, in origine un campo penale, usava tale procedura per gli ergastolani procedura che era stata mantenuta.

La Lapide in bronzo, fatta dalla moglie Nonna Pia negli anni Cinquanta e collocata a fianco del crematorio.  La relazione del Maggiore Ubaldo Pespane (l uomo dei morti del Lager) che ne descrive la morte avvenuta il 14 dicembre del 1944. E vari elenchi di vittime nei quali è trascritto il suo nome. (vd. elenco di Flossenbuerg, della Croce Rossa, di Washington, di Pesapane, ecc.)

Come fonti:

1) La Memoria del Gen. Francesco Giangreco (1891- 1980) sopravvissuto alla deportazione a Flossenbuerg. Il Generale era subentrato ai Gen. Barbò e Murer (1889-luglio 1944), insieme al collega Generale Grimaldi, al lavoro di cernita degli stracci.

2) I Generali dell esercito italiano caduti nella Seconda Guerra Mondiale del Generale Guido Boselli.

3) Le testimonianze di Venanzio Gibillini che ho incontrato a Flossenbuerg e che aveva conosciuto il Generale Barbò nella baracca n. 23. (Gibillini arrestato diciannovenne per sabotaggio ai depositi delle locomotive delle Ferrovie Greco di Milano, era stato incarcerato a San Vittore e da lì era stato deportato via Gries- Bolzano a Flossenbuerg insieme con il Nonno nel Transport n. 81. Si salverà perché spostato a Dachau un Lager non di sterminio).

Flossenbuerg

 A metà strada tra Norimberga e Praga, a ridosso dei monti della Boemia, era originariamente nato come un bagno penale, nel 1938, ossia un luogo di detenzione degli ergastolani. I peggiori tra i criminali. I triangoli verdi, i triangoli neri e gli asociali. (È a questi energumeni che verrà in seguito dato il compito di sorveglianza delle baracche, i famigerati Blockmann, quando il Campo di Concentramento sarà trasformato in un Campo di sterminio.

Le S.S. (Shutz Staffel: Graduati di Sicurezza, la polizia nazista) ne disdegneranno il compito). Il campo è diventato poi durante la guerra un campo di concentramento e di lavoro per gli oppositori politici e per tutti gli indesiderati e quindi di sterminio e sarà enormemente ampliato.

Da esso finiranno per dipendere 80 (per alcuni 96) sottocampi. Famoso quello di Hersbruck che conterrà fino a 10.000 prigionieri. Si parla di 100.000 prigionieri passati da Flossenbuerg. Il numero dei morti si aggira ai 70.000 Quelli italiani sono 3143. Ma le cifra non sono certe. La ricerca è ancora in atto. Le vittime provengono da 19 nazioni. È un piccolo lager se lo si paragona a quello di Auschwitz, ma noto per essere tra i più spaventosi.

Il lager era circondato da tre reti di filo spinato l ultimo dei quali elettrificato.

Conteneva una ventina di baracche fatte per ospitare 200 prigionieri ognuna, ma nelle quali ne venivano stipati 500. Le baracche n. 22, 23 e 24 ne contenevano 1000. A regime pieno il Lager è riuscito ad avere 12.000 detenuti.

Letti a castello anche a tre ripiani, erano posti su entrambi i lati, con un passaggio centrale per l entrata e l uscita, con pagliericci larghi 70 cm per la lunghezza di 190 su ognuno dei quali si coricavano 5 persone, 3 persone stavano sotto e 2 sopra. Le teste degli uni sui piedi degli altri.

Le baracche 22, 23 e 24 erano dette di smistamento, ma la n.23, adibita all infermeria, era considerata anticamera del crematorio.

La latrina era una baracca posta all esterno di quella dove si dormiva e constava di una grande buca con assi di legno sulle quali sedersi tutt intorno. Nello spazio tra le assi e le pareti venivano gettati i morenti e i cadaveri, che poi alla sera venivano portati, da addetti, in un altra baracca (la n. 15) per l identificazione da parte di un prigioniero chiamato l uomo dei morti che, aiutato da inservienti, li depennava dagli elenchi dei prigionieri. Questo doveva risultare perfetto per l appello della mattina del giorno seguente.

Della sorveglianza come abbiamo anticipato si occuperanno i Blockmann.

Il Lager, oltre alla Kommandatur ,avrà la Torre di Guardia, la Waescherei (la lavanderia o luogo di disinfestazione), le Cucine, i vari Komando ed il Crematorio.

All arrivo dei convogli-Transport, i prigionieri erano tutti fatti svestire a colpi di bastone (i Gummì: fili di elettrici coperti di gomma) e sempre a colpi di Gummì a tutti era fatto gettare in un sacco di carta quanto avevano portato con sé.

Si era quindi avviati alla Waescherei, la lavanderia o luogo di disinfestazione.

Dove, sempre nudi, e a colpi di Gummì si era sottoposti a docce fredde e calde. Spesso i capi comando si divertivano a colpire con forti getti di acqua, provenienti dalle loro pompe, i detenuti nelle parti più delicate, così che spesso questi cadevano senza più rialzarsi. A Flossenbuerg non si gassava. Ma ugualmente si faceva morire.

Alla disinfestazione seguiva la rasatura, (agli italiani era fatta sulla testa la strasse a segno del loro tradimento. Erano dei Vertraeter.

Seguiva quindi la depilazione o tosatura, per la quale il detenuto fatto ripiegare su un cavalletto, con arnesi rugginiti e sporchi, veniva depilato in ogni sua parte, anche le più delicate, operazione dalla quale ne usciva ferito e sanguinante.

Quindi c era la vestizione, o con la classica divisa di cotone a righe blu e bianche o con vesti usate da precedenti detenuti.

Veniva quindi data una striscia di stoffa con il numero di matricola da cucire sul lato sinistro della casacca e all altezza del ginocchio sul lato destro del pantalone.

I detenuti venivano quindi avviati nelle baracche.

In un momento successivo c era la Schedatura, quando ai prigionieri chiamati uno ad uno al tavolo del Kapò veniva fatta firmare una scheda dove erano stati registrati alcuni degli effetti che questi avevano portato con loro. 

 Questo passaggio tra tutti i campi di concentramento e di sterminio era usato solo a Flossenbuerg, in origine un campo penale, del quale aveva mantenuta la pratica. Negli altri lager si era sempre connotati dal numero riportato sia sui documenti che sulla tenuta da prigioniero.

I detenuti venivano poi divisi in Beschaftigt e Unbeschaftigt occupati e non occupati; i primi era quelli addetti a vari Kommando di fabbri, meccanici, sarti, calzolai, infermieri, e di addetti alla cucina, che facevano funzionare il lager. Gli altri, in genere quasi tutti professionisti, intellettuali. ambasciatori, alti gradi militari, venivano inviati ai lavori pesanti, ossia alle cave di granito, delle quali la regione è ricca, e a spalare la neve, giorno e notte. La giornata lavorativa, pesantissima, durava dalle 14 alle 16 ore. Alle cave non si sopravviveva alle 3 settimane.

La durata medi di vita di un uomo robusto era di tre mesi. Ma c era chi moriva subito all arrivo per lo shock che subiva. Facilmente si impazziva.

Chi superava i 50 anni era esonerato dai lavori pesanti. Il Generale Barbò che ne aveva 56 era perciò addetto alla cernita degli stracci nel laboratorio stracci nel quale il vestiario che proveniva perlopiù dai campi già liberati ad est (Polonia, Ucraina), passato all autoclave, veniva poi selezionato per essere poi di nuovo utilizzato

Questo passaggio tra tutti i campi di concentramento e di sterminio era usato solo a Flossenbuerg, in origine un campo penale, del quale aveva mantenuta la pratica. Negli altri lager si era sempre connotati dal numero riportato sia sui documenti che sulla tenuta da prigioniero.

I detenuti venivano poi divisi in Beschaftigt e Unbeschaftigt occupati e non occupati; i primi era quelli addetti a vari Kommando di fabbri, meccanici, sarti, calzolai, infermieri, e di addetti alla cucina, che facevano funzionare il lager. Gli altri, in genere quasi tutti professionisti, intellettuali. ambasciatori, alti gradi militari, venivano inviati ai lavori pesanti, ossia alle cave di granito, delle quali la regione è ricca, e a spalare la neve, giorno e notte. La giornata lavorativa, pesantissima, durava dalle 14 alle 16 ore. Alle cave non si sopravviveva alle 3 settimane.

La durata medi di vita di un uomo robusto era di tre mesi. Ma c era chi moriva subito all arrivo per lo shock che subiva. Facilmente si impazziva.

Chi superava i 50 anni era esonerato dai lavori pesanti. Il Generale Barbò che ne aveva 56 era perciò addetto alla cernita degli stracci nel laboratorio stracci nel quale il vestiario che proveniva perlopiù dai campi già liberati ad est (Polonia, Ucraina), passato all autoclave, veniva poi selezionato per essere poi di nuovo utilizzato.

La giornata era scandita dagli appelli interminabili (adunate di controllo) generalmente fatte due volte al giorno, la mattina alle 5 prima di recarsi al lavoro e il pomeriggio al ritorno. Ma spesso anche più sovente se ai Kapò che inseguito rifacevano i conti questi non tornavano, a  temperature che potevano scendere a 30 gradi sotto zero, i prigionieri con in dosso una semplice casacca di cotone o una coperta sulle spalle, spesso a piedi nudi se non si avevano le scarpe o gli zoccoli che nella neve, venivano riconvocati per la nuova conta. Gli appelli venivano fatti chiamando il detenuto con il numero di matricola pronunciato in tedesco, difficile per i più da comprendere. Si era svestiti di ogni identità anche quella del nome.

La tortura quotidiana era la fame. Si moriva di inedia oltre che di lavoro. La mattina veniva dato un surrogato di caffè senza zucchero, Un litro, a volte meno, per 3 detenuti, servito in un recipiente dal quale era necessario imparare a bere insieme e senza fare colare in terra. Una fettina di pane a volte con spalmata di una margarina inqualificabile. Il pane era fatto di segale, avena e farina di patate, immangiabile. Biada. A pranzo veniva data, sempre nello stesso recipiente (senza mai posate) una brodaglia fatta con bucce di patate ancora sporche, carote secche e spesso puzzolenti e rape. A volte si notava qualche filo di carne che vi nuotava. E un chilo di pane da dividersi tra 5 o 6 persone. Lo stesso la sera. La quotidianità era fatta perciò di un continuo scambio di favori con i capi baracca, a colpi di baratto e commercio, per ottenere un tozzo di pane in più o una razione più abbondante. C è chi vendeva i denti d oro.

I prigionieri erano ridotti a larve. Spariva l addome. Sparivano i glutei. Sparivano le guance. Scheletri dalle enormi fosse orbitali. Irriconoscibili, tutti uguali l uno all altro.

C era un medico, o meglio uno pseudomedico, il dott. Schmitt, che più che medico si dava a sperimentazioni. Operava nella baracca n. 16, il convalescenziario.

C era l Uomo dei morti, ossia il detenuto il quale aveva il compito di cancellare, in genere di notte, il numero di matricola che era stato previamente scritto con una matita copiativa sul petto o sulla schiena del morto una volta svestito dei suoi indumenti, dal registro dei detenuti, in modo da essere aggiornato per l appello la mattina seguente. 

Le punizioni

La norma erano le 25 legnate, così faticose per chi doveva somministrarle, che era necessario il turno fra gli aguzzini. Si poteva arrivare a dare 50 legnate. In questo caso il detenuto non si rialzava più.

Le impiccagioni

In genere erano effettuate sulla Appel Platz a dimostrazione della disciplina. È qui che il teologo Bonhoeffer, l ammiraglio Canaris e il generale Von Osten, che avevano partecipato alla congiura per eliminare Hitler, verranno impiccati, o meglio strangolati.

I morti e i morenti

La mattina, prima della levata i Blockman entravano nelle baracche con dei carrelli e tiravano giù dai castelli i morti e i morenti senza distinzione e li portavano nelle latrine.  In seguito, venivano trasportati nella Baracca n. 15 dove, dopo l identificazione da parte dell Uomo dei morti, i corpi venivano gettati sulla rampa che li portava al crematorio e dopo aver provveduto ad estrarre le capsule d oro che ricoprivano i denti, i Kapò provvedevano a gettarli nel crematorio.

Vi leggo la relazione della Morte del Generale Barbò inviata dal Maggiore Ubaldo Pesapane al Ministero della Guerra ed in forma ridotta al CVL (Comando generale Volontari della Libertà) avvenuta il 14 dicembre 1944. Il Maggiore, era l uomo dei morti, e in tale veste ci ha lasciato testimonianza della fine del Nonno del quale ha raccolto anche le sue ultime parole, 

(Nota: La relazione si trova in manoscritto presso l Archivio Storico di Bolzano e nell originale presso l Archivio storico dello SME (Stato Maggiore Esercito))

Nello stesso mese il 24 morirà il giovanissimo Angelo Dragoni e il 29 morirà il giovane Lauro Vezzani. Insieme al loro comandante avevano lottato per la libertà della propria Patria ed insieme a lui moriranno sacrificandovi la vita. Spreafico e Cesare (Augusto Cognasso) si salveranno, il primo liberato a Bolzano (4 maggio 1945) ed il secondo che in data 30settembre 1944 sarà trasferito a Hersbruck, sottocampo di Flossenbuerg.

Il generale Guido Boselli nel suo I generali dell esercito italiano caduti nella Seconda guerra mondiale recita: Barbò spentosi nel campo di sterminio di Flossenbuerg, dopo la di lui terza cattura ad opera dei tedeschi, e dove gli orrori del luogo se infine ne frantumarono il corpo non valsero a piegarne lo spirito che gli consentì fino alla morte di rincuorare i compagni.

La storia di mio Nonno Guglielmo, insieme a quella dei suoi giovani e giovanissimi soldati dell ultimo periodo della sua vita, non è solo la storia di chi ha perseguito fino all eroismo e per alcuni fino al martirio la campagna di resistenza per la liberazione della propria Patria, in ossequio al giuramento di fedeltà fatto nei suoi confronti, diventandone esempi supremi di coraggio e coerenza, ma è altresì la testimonianza del prezzo da loro pagato, e non invano, per la libertà  donataci e della quale oggi noi tutti godiamo.

 
 
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RICORDATO NEI SEGUENTI LUOGHI:
 
Belgioioso - Palazzo Comunale
Targa muraria posta in via Garibaldi sul Palazzo Comunale a Belgioioso  (PV).      ...
 
Coordinate GPS del Luogo del Ricordo:
+45.162366, +09.314450
+45°09.742’, +09°18.867’
+45°09’44.52”, +09°18’52.02
 
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Milano - Via Visconti di Modrone 20
Pietra d'inciampo posata il 24 gennaio 2019 davanti all'abitazione dove Guglielmo Barbò visse.                &nb...
 
Coordinate GPS del Luogo del Ricordo:
+45.465600, +09.200500
+45°27.936’, +09°12.030’
+45°27’56.2”, +09°12’01.8"
 
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Elenco Caduti