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contadino, vittima civile; nato a Cigognola il 23 luglio 1878 e residente a Cigognola; per aver aiutato il compaesano Mario Rovati, già prigioniero della Sicherheits, è torturato e - gettato nel pozzo della morte - del castello di Cigognola dalla stessa polizia. La data probabile del decesso è il 19 dicembre 1944. Una via di Cigognola porta il suo nome.
Riportiamo il paragrafo dedicato al castello di Cigognola tratto dal libro
- UN TREMENDO URLO DI DOLORE la Sicherheits a Broni – Settembre 1944- Aprile 1945 –
a cura di Pierangelo Lombardi – Comune di Broni, ANPI Broni e Comitato per il Monumento alla Resistenza
7 -A Cigognola, la -malebolge – della Sicherheits
La Sicherheits giunge a Cigognola per la prima volta il 22 novembre. Vi è stata chiamata dai fascisti locali e ha in programma l ennesima retata. Appena giunta in paese presenta le sue credenziali uccidendo Ugo Giorgi, un anziano che non si ferma all ordine impartitogli. Il Giorgi, per ironia della sorte, è il padre del segretario del fascio locale e non si è fermato perché, essendo sordo, non ha udito la voce dei rastrellatori. Costoro hanno in mano una lista di 17 nomi da catturare. Sorprendono Giulio Maggi e vogliono da lui le informazioni in proposito. Il Maggi tergiversa, prende tempo, finge di non conoscerli. I fascisti lo fucilano all istante. Razziato il paese se ne vanno ma il giorno dopo ritornano e vi restano a lungo.
Nel castello i tedeschi avevano ritrovato una ricetrasmittente che serviva da ponte per gli aviolanci degli alleati. Lo occupano e lo affidano alla Sicherheits. Essa ne farà le sue – malebolge - , il luogo per eccellenza di sevizie e torture.
Comanda il presidio il tenente Livio Campagnolo, il suo vice è Luciano Serra; autentiche anime nere sono Alessandrini e Dinamite (Gildo Mori). Non mancano diversi ragazzini: nessuno ha più di 15 o 16 anni. La guarnigione è composta da una quindicina di unità. Spesso si aggiungono a loro, per far baldoria, degli invitati: tra gli altri, il fratello di Campagnolo, Luciano, la moglie e le figlie di Fiorentini, la madre di Alessandrini, che girava armata e incitava gli agenti ad uccidere senza riguardo. Qualche volta si faceva vedere anche il noto bandito Calatroni, di Cigognola, già condannato all ergastolo per delitti comuni e fuggito dal penitenziario di Portolongone.
Lontano da sguardi indiscreti, protetti da un arbitrio pressoché assoluto, sicuri dell incondizionato appoggio di Fiorentini (i miei di Cigognola -li chiama), gli uomini della Sicherheits danno sfogo, in quel castello, ai loro istinti più bestiali. Il famigerato pozzo, entro cui vengono gettate le vittime, restituirà, dopo la Liberazione, corpi straziati e volti gonfi, lividi sfigurati.
Sono almeno una ventina i morti di Cigognola. Alcuni, come Novarini, Moretti, Montepiani, Maggi, Quaroni, Magrotti, Allieri, Colombo e Vignati, fucilati, altri, come Forni, Barbieri, Scarani, Longhi e Ferlini, vittime di un vasto campionario di crudeltà ed efferatezze.
Davvero drammatica la ricostruzione che il 26 agosto del 1945 – Cronache dell Oltrepò – fa dell assassinio di Battista Longhi e Giuseppe Barbieri, catturati nel secondo rastrellamento di Castelletto di Branduzzo.:
- Dopo essere stati torturati con punte di ferro arroventate, al volto, alle mani e in altre parti del corpo, furono legati con forti cordicelle ai polsi e al torace per impedire a loro la circolazione del sangue. Un cerchio di ferro fu messo intorno alla testa e il cerchio veniva stretto gradualmente con una vite dagli scherani. Un legaccio fu messo loro ai piedi e questo fu assicurato alla schiena e alla testa che fu rovesciata all’indietro in modo che il corpo dei giovani formasse un semicerchio. Così furono abbandonati sul pavimento e lasciati morire. Durante la notte gli scherani, di tanto in tanto, entravano a controllare che l agonia dei giovani continuasse e evolvesse verso la morte e, come se non bastasse, li colpivano a turno con una spada che poi deponevano in un angolo. Il sangue sgorgava dai loro corpi e scorreva sul pavimento. Al mattino gli scherani li gettarono nel pozzo antistante così legati.
Non molto dissimile è la tremenda fine di Luigi Scarani.L interrogatorio – racconta Dario Manstretta, per cento giorni cuoco al castello – venne iniziato verso la mezzanotte del 18 dicembre e lo torturarono perché io sentivo le urla di dolore. Verso le quattro vidi lo Scarani appeso ad una trave tutto sanguinante dai buchi fattigli con ferri roventi alla pelle. Campagnolo diede ordine di accendere bene la stufa per fare di nuovo arroventare i ferri. Verso le sei del mattino, forse stanchi e annoiati, posero fine al supplizio. Dinamite con un colpo di sciabola lo finiva spaccandogli la testa. Le pareti erano chiazzate di sangue e sotto il corpo era una pozza rossiccia che si ingrandiva sempre di più.
Con Cigognola ogni barlume di umanità è definitivamente negato.
Si allegano 3 testimonianze desunte dai processi tenuti a Voghera subito dopo la Liberazione, tratte dal “Documentario n.2 – Edizione Cronache dell’Oltrepò” finito di stampare il 07/11/1945 dall’Officina d\\\'Arti Grafiche Boriotti Zolla - Voghera
1 - Testimonianza di Ottavio Cavallacci appartenente alla Sicherheit Abteilung del presidio di Cicognola
“Lo Scarani fu catturato dopo che per ordine del tenente Campagnolo fu bruciata la sua cascina.Egli era accusato con la sua famiglia di avere dato ospitalità ad un prigioniero fuggito. Catturato lo Scarani fu portato in Castello e rinchiuso nelle prigioni. “Ricordo che la mattina dopo stando di guardia, apersi una porta di una camera vicino alla cucina e ad una trave del soffitto vidi appeso il suo cadavere”.
2 - Testimonianza di Luciano Serra appartenente alla Sicherheit Abteilung e comandante del presidio di Cicognola
“In quei giorni si trovava prigioniero in Castello un certo Rovati, padre di partigiani di Cicognola, il quale un pomeriggio evase dalla finestra. Mentre il tenente preparava una pattuglia da inviare a battere i dintorni, venne la signorina del prete di Cicognola, che disse al tenente che il Rovati si doveva trovare presso la cascina di Scarani. La pattuglia partì e giunse alla cascina. Gli abitanti fuggirono e la pattuglia sparò loro addosso, ignorando naturalmente che fossero i padroni di casa. Venne arrestato lo Scarani e incendiata la cascina. Quando rientrò la pattuglia, il tenente Campagnolo, io ed altri uomini andammo a fare un sopralluogo alla cascina. Il tenente diede ordine di prendere coperte e materassi, e tornammo, lui, io e due uomini, mentre gli altri provvedevano ad eseguire l’ordine del tenente. Lo Scarani venne interrogato e poi affidato a Dinamite (1), che lo legò per le ascelle alle travi del soffitto. Io lo vidi alla sera in quella posizione. Nella notte Dinamite lo uccise con una piattonata di sciabola alla testa e poi lo fece sparire. Questo dal racconto dello stesso Dinamite, all’indomani, racconto fatto non solo a me, ma a tutti i compagni. Mi risulta anzi che Dinamite lo abbia detto al ristorante Bedo di Broni, anche alla presenza di borghesi”.
(1) Dinamite (Mori Gildo, veneto)
3 - Testimonianza di Dario Manstretta prigioniero della Sicherheit Abteilung nel castello di Cicognola
“Dei sei trovati nel pozzo io posso dare i particolari solo sopra uno di essi e cioè sullo Scarani. L’interrogatorio venne iniziato verso la mezzanotte del 18 dicembre e lo torturarono, perché io sentivo le urla e le grida di dolore. Verso le ore 4 vidi lo Scarani appeso ad una trave tutto sanguinante dai buchi fattigli con ferri roventi nella pelle. Sentivo pure i colpi di piattonata coi quali veniva colpito. Gli chiedevano quanto tempo un partigiano si era fermato in casa sua, ma nonostante le angherie rispondeva sempre tre minuti. Gli interroganti dicevano invece quattro ore. Verso le sei del mattino forse stanchi ed annoiati, mi fu detto che gli diedero un colpo di spada colpendolo sulla bocca. Non morì però subito perché al mattino verso le otto respirava ancora. Nella stessa notte un altro prigioniero fu torturato, ma resistette ed il giorno dopo venne fucilato in piazza. Quella mattina facendo pulizia nell’ufficio dove ebbe principio la tortura, trovai i ferri della stessa e cioè rinvenni i chiodi e spilli insanguinati, nonché ferri con carne bruciata sulla cima. Rinvenni pure bottigliette di acidi a me sconosciuti.”
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